sabato 7 giugno 2008

J.R.R. TOLKIEN

di Paolo Gulisano



John Ronald Reuel Tolkien: ovvero un caso letterario le cui dimensioni vanno oltre il valore dell'opera dello studioso inglese, e che testimoniano il suo significato di maestro, in una società che di buoni maestri ne ha un disperato bisogno. Sono passati ormai oltre 40 anni dalla pubblicazione del capolavoro "Il Signore degli anelli", ma l'interesse per questo autore resta ancora alto.

LO "SCRITTORE DEL SECOLO"
Lo scorso anno un referendum tenutosi tra tutti i lettori frequentatori delle librerie britanniche ha proclamato "Il Signore degli Anelli" libro del secolo; un responso che ha suscitato un certo disappunto tra la critica ufficiale, dal momento che Tolkien è ancora considerato dall' intellighentia-snob un autore per bambini. Nel frattempo si sta girando il film del Signore degli Anelli, che si annuncia come un grandissimo successo cinematografico della prossima stagione, anche se le indiscrezioni che giungono dal set fanno dubitare della fedeltà all'opera originaria di Tolkien.

TANTE RISTAMPE
A tenere desta l'attenzione dei lettori di sempre e di quelli appartenenti alle nuove generazioni, la casa editrice Bompiani, che ha rilevato dalla Rusconi l'intero catalogo tolkieniano, ha cominciato a ristampare le opere classiche e di maggior successo dello scrittore inglese. A dispetto dunque di tutte le accuse più o meno malevole e ingiustificate rivolte da anni a questo scrittore, Tolkien va ormai considerato non solo un autore di successo, ma anche come un autentico classico.

UN PUNTO DI RIFERIMENTO
Tolkien ha riproposto, in pieno ventesimo secolo, il genere letterario epico, ridando dignità letteraria all'antichissimo genere della narrativa dell'immaginario, nonostante il cinismo di una cultura dominante che, come Brecht insegnava, doveva fare a meno dei valori, in particolare dell'eroismo. Tolkien divenne così un maestro, un punto di riferimento esistenziale per generazioni di giovani lettori che si commuovevano e si esaltavano alla lettura delle sue pagine epiche così lontane dal realismo allora imperante in letteratura che narravano giustappunto di eroi, di regni perduti da restaurare, di signori del Male contrapposti ad elfi, cavalieri e piccole gentili creature, pronte però ad ogni sacrificio per il trionfo del Bene: gli Hobbit, personaggi peculiarmente ed assolutamente tolkieniani.

UNA CONCEZIONE DELL'UOMO
Ci si è interrogati a lungo se dietro questo grande interesse per Tolkien che come abbiamo accennato non sembra esaurirsi ci fosse una determinata ideologia. La risposta è sicuramente negativa: risulta riduttiva qualsivoglia "etichettatura" del professore di Oxford, poiché ciò che ispirò e che diede significato alla sua vita e alla sua opera non è riconducibile ad una ideologia, ma ad una visione della vita, ad una concezione dell'essere, dell'uomo, della storia che è ben di più che una ideologia: è una filosofia.

CONTRO LA MODERNITÀ
Tolkien possiede addirittura quella che potremmo definire una visione teologica della storia, attraverso la quale giudica, con l'autorevolezza di un filosofo o di un profeta le vicende umane; è impressionante oggi leggere il giudizio che nel 1945 ebbe ad esprimere rispetto agli scenari successivi al conflitto mondiale: «Tutto diventerà una piccola maledetta periferia provinciale. Quando avranno introdotto il sistema sanitario americano, la morale, il femminismo e la produzione di massa all'est, nel medio oriente, nell'Urss, nella Pampa, nel Gran Chaco, nel bacino danubiano, nell'Africa equatoriale, a Lhasa e nei villaggi del profondo Berkshire, come saremo tutti felici... Ma scherzi a parte: trovo questo cosmopolitanesimo americano terrificante».

CONTRO LA CULTURADI MASSA
Tolkien come critico della modernità, dunque, del mondialismo, della omologazione massificante, a cui contrapponeva la cultura dell'appartenenza e del radicamento. In una società multietnica e multiculturale come quella della Terra di Mezzo, i piccoli Hobbit difendono la loro Contea, il loro piccolo mondo pacificamente rurale e ricco di tradizioni. Tolkien "conservatore", è stato detto, e certamente il professore non se ne adonterà, ma conservatore di tutto ciò che è bello, puro, piccolo, ordinato, interessante, importante. «I grandi assorbono i piccoli e tutto il mondo diventa più piatto e noioso», scrisse una volta.

IL NEMICO CHE È IN NOI Questa avversione di Tolkien per le brutture e gli errori della modernità non è ideologica poiché è realistica, non nasce, cioè, da un idea di mondo, o da un progetto più o meno utopico su di esso, ma dalla constatazione della natura e della condizione umana, segnata indelebilmente dalla Caduta, talché il Nemico da battere è sì l'avversario malvagio (Sauron o Saruman) ma è soprattutto il male che si annida infido in ciascuno di noi. «Non puoi combattere il Nemico scriveva al figlio Christopher con il suo anello senza trasformarti anche tu in un nemico, ma sfortunatamente la saggezza di Gandalf sembra sia sparita insieme a lui nel lontano e genuino Occidente». L'elemento religioso è radicato nelle storie di Tolkien e nel loro simbolismo. La sua stessa passione per il narrare nasce dal desiderio di comunicare la Verità, attraverso simboli e visioni. «Il Vangelo spiegava è la più grande Fiaba, e produce quella sensazione fondamentale: la gioia cristiana che provoca le lacrime perché qualitativamente è simile al dolore, perché proviene da quei luoghi dove gioia e dolore sono una cosa sola, riuniti, così come egoismo e altruismo si perdono nell'Amore».



TRA BENE E MALE
In questa intensità epica e spirituale dell'opera di Tolkien sta il segreto della straordinaria attualità di questo autore di narrativa fantastica che si fa veicolo di valori immutabili, profondamente connaturati col cuore dell'uomo, i suoi sogni, le sue speranze. Il suo capolavoro, Il Signore degli Anelli, è il racconto epico di un periodo di transizione, che rappresenta un autentico manuale di sopravvivenza tra gli errori e gli orrori della Modernità. «Come può l'uomo giudicare che cosa deve fare in tempi come questi?», chiede un personaggio, e gli risponde Aragorn, l'uomo destinato ad essere Re: «Come ha sempre giudicato: il bene e il male non sono cambiati nel giro di un anno e non sono una cosa presso gli elfi e i nani e un'altra tra gli uomini. Tocca ad ognuno di noi discernerli».